Un inizio (1)

Non ho mai pensato che, un giorno, mi sarei ritrovata a rimpiangere le buone maniere. Ero una bambina tremenda e mi divertivo a far disperare la nonna e la zia che si raccomandavano a tavola, la domenica, con ugual pudore e angoscia di non fare la scarpetta, di non tagliare la frittata con il coltello, di non masticare a bocca aperta e di non appoggiare i gomiti sul tavolo (ecc. ecc.). Un sacco di divieti da organizzare tutti insieme per  non fare sfigurare la famiglia, per rendere orgogliosi la mamma e il papà, per non prendere uno sculaccione una volta arrivata a casa. Eppure i pranzi di famiglia della domenica si trasformavano sempre, fra scherzi e sberleffi, in una fotocopia un po’ sbiadita (e molto anni Novanta) delle Avventure di Gianburrasca. Da allora sono passati molti anni e il mondo si è fatto molto più cafone.

Nasce proprio così, da una necessità che è a metà fra il desiderio di passato e il desiderio di cività, quello di mettere in atto le buone vecchie maniere. E di raccontare come sia (im)possibile vivere da persone educate al mondo d’oggi, senza necessariamente risultare degli Ottocenteschi o, più semplicemente, delle persone incapaci di “accettare e capire le regole del gioco”.

Da domani parte la mia scommessa.

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