Alla ricerca di un pennino

Rimanere calmi davanti a una commessa imbambolata che neppure alla centesima volta capisce cosa le stai chiedendo (pur garantendo di parlare la tua stessa lingua) è qualcosa di eroico. Ed è solo grazie a questo blog (e al fatto che non voglio finire all’inferno – ma dell’inferno come me l’ha descritto qualche giorno fa Cecilia parleremo presto) che quella donna, con i capelli a caschetto dal dubbio colore della castagna, è ancora viva.

Facciamo un passo in dietro. Per chi non se ne fosse accorto è Natale. E, per chi non lo sapesse, a Natale è d’obbligo comprare i regali. Se non compri regali, se non accumuli pacchetti da scaricare sotto l’albero per chiunque (non importa che siano per persone reali, animate, aliene, ecc.) non conti nulla. Anche io ho degli amici, anche io devo fare dei regali e così, per finire la mia brevissima lista, stamattina sono andata alla “Casa della Penna”. Non ci ero mai stata prima ma, ho pensato, se nel nome c’è la parola penna probabilmente troverò quello che cerco: un set per calligrafi (non giudicate le mie amicizie, grazie).

Entro dentro. Tutto intorno a me (pavimento, pareti, soffitto, mobili) è in legno. Ho davanti tre commesse, intente tutte e tre a studiare uno scontrino. Punto la più giovane, mi sembra la più sveglia.”Posso chiedere a te?” domando, lei annuisce, ma non fa in tempo a dire altro che una donna alta 1.50, magrissima, con gli occhiali dalla montatura spessa e dal colore del bosco si volta. “Dica” dice. Ha un’espressione assorta e concentrata. “Vorrei un set per calligrafi” spiego e lei sbianca. “Pennini” aggiungo, ma lei mi guarda contrariata. “Non ne avete?” domando, e lei assume un’espressione ermetica che potrebbe voler dire che, nel retro, ne ha una stanza piena come che non ne ha mai visto uno in tutta la sua vita. Sono incerta se insistere o meno. Sono concentrata sulla donna, imbarazzata per lei che non mi capisce. Incerta, provo per qualche volta a ripetere le due espressioni appena pronunciate, ma non succede nulla. “Devo fare un regalo a questo appassionato di calligrafia e allora cercavo qualcosa del genere” spiego. Lei, finalmente, annuisce. Sembra essere tornata alla vita. “Ho qualcosa!” esclama, ma non si muove. “Posso vederlo?” chiedo, sforzandomi (come se non avessi, fino ad ora, fatto abbastanza) di restare calma e di essere gentile. Non ho il coraggio di alzare lo sguardo dalla donna, sembra una Baby Mia un po’ più alta. Alla fine, però, lei annuisce, si volta, allunga una mano verso un armadietto, lo spalanca e tira fuori una confezione. E’ nera. Dentro ci sono tre stilografiche con tre pennini diversi. Ovviamente non sono quelli che cerco, ma non ho intenzione di improvvisare una lezione sull’arte della bella grafia qui, nella casa della penna, dove ci sono foulard, penne stilografiche, cartucce, espositori, occhiali da sole. Ma non pennini. “Vede, questo lo usano apposta” dice la signora, convinta e improvvisamente persuasiva, con gli occhiali che le calano sul naso. Vorrei dirle che non è affatto così, che questo lo usano i principianti e gli scansafatiche, ma poi annuisco, spiego che ci penserò ed esco.

Una volta fuori rifletto su una serie di cose che (anche se più o meno da vicino) riguardano il Galateo:

  1. Non andare mai in un negozio il cui nome contiene la parola “penna” se cercate dei pennini. Può andar bene per occhiali da sole, foulard, portachiavi, protesi. Ma non per i pennini.
  2. Le commesse sono pagate per fare presenza (come quando da bambini “si scaldava il banco” a scuola, e il tempo veniva impiegato a fare altro, a pensare a tutt’altro). Non sono quindi tenute a capire le richieste, tanto più a essere gentili (qui ritorneremo sull’argomento con le commesse dei negozi di moda). Anche questo è un modo di essere maleducati.
  3. Mantenere la calma è qualcosa di elegante. E di difficile, come trattenersi dal dire parolacce (vedi punto 4.)
  4. Non si pronunciano parolacce in pubblico (aveva ragione la mamma quando diceva che è maleducazione).
  5. Quando qualcuno a pelle non vi piace, evita il contatto. Produrreste solo problemi.

Fatto sta che è quasi l’una del 22 dicembre e ancora i pennini non li ho trovati. Credo che nel pomeriggio andrò a Massa per vedere di rintracciarli in qualche negozietto in giro per la città. Ho deciso che regalerò una scatola di pennini, e così sarà. Anche se fossi costretta a tornare a Roma (per andare dove?), mister X avrà la materia prima per scrivere in italico. Gliel’ho promesso. E infrangere la promessa sarebbe (oltre che da st***** – non si dicono né si scrivono le parolacce perché.. si pensano e basta) da vera maleducata.

E’ una questione di Galateo. Non stiamo parlando mica di ciliegie!

6 pensieri su “Alla ricerca di un pennino

  1. Il natale, e le calcolatrici, sono l’oppio dei popoli ! Ti seguo, casomai divento un po’ più educato anche io🙂

  2. insultare con le parolacce e imprecazioni oltre ad essere maleducato verso gli altri può farti passare per una persona volgare e poco erudita. Spiegare il disagio che esprimono le commesse stando sul posto di lavoro a prendere solamente ragnatele ed etichettarle con termini forbiti può essere altamente raffinato e nel frattempo uno sfogo, fatto con classe!

    1. Sono d’accordo. Anche se a volte è molto (molto) faticoso essere educati. La doddisfazione che se ne ricava però è decisamente superiore a una parolaccia esclamata con arroganza e prepotenza; uno sfogo momentaneo. Niente di più.

  3. Ciao Kate, grazie per essere passata dal mio blog e aver commentato… molto bello questo post!!! mi hai spezzato dal ridere! belle le tue disavventure natalizie…😉 a presto!

    1. è tutto merito del natale se le commesse impazziscono, le persone (nonostante il gelo e la pioggia) scorazzano per la città, le lucine appese ai palazzi del centro per un cortocircuito s’incendiano..

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