Presentazioni

Conoscere nuove persone può essere molto piacevole. O molto imbarazzante. Per fortuna, la maggior parte delle nuove conoscenze non ci fanno né caldo né freddo. Eppure il Galateo ha un’infinità di norme che “regolamentano” le presentazioni (le trovate in fondo al post), e che spesso vengono volontariamente ignorate. Non credo che un post sia sufficiente per raccontare (quante e quanto brutte) siano le esperienze che in questi anni mi sono capitate, e che spesso sono state legate a tremende figuracce. Però, per farmi capire in questa prima esplorazione vi faccio due esempi.

Prima del blog. Venti giorni fa. Sabato sera, al quarto cocktail si avvicina a salutarmi una persona. Sono con Cecilia, e lei non la conosce. Non mi ricordo il nome dela ragazza, probabilmente sono stanca (e un po’ brilla). Lei però continua a sorridermi. “Ciao, presentatevi voi che io nelle presentazioni sono un disastro” dico annuendo, poi prendo un lungo sorso dal mio succo d’ananas con qualcosa di alcolico dentro. Le due si stringono le mani, ma nel frastuono neppure questa volta afferro il nome della ragazza (con cui dopo chiacchiero per una buona mezz’ora). Ammiro la mia frase spiritosa (?) per tirarmi fuori di impiccio. Peccato che in questo caso le buone maniere siano – 1.

Con il blog. Stamattina. Incontro per strada una vecchia amica delle elementari, con cui ho fatto qualche esame all’università. Sono con Cecilia, tutta presa a consultare la lista dei regali che deve fare. E’ parecchio nervosa. Presento Agnese a Cecilia e poi Cecilia ad Agnese, dico “Agnese ti presento Cecilia”, le due si stringono la mano, io evito commenti e battutine. Siamo tutte felici, io sono stata educata, è la prima presentazione decente (ed è stata anche facile!) in quasi trent’anni di vita. Niente scherzetti (es. Forse non lo sai, ma Cecilia è la mia sorella gemella), niente battutine (es. Hai quelle scarpe perché hai in programma un escursione sull’Everest?), niente di niente. Forse è (anche) grazie a questo che prendiamo un caffé tutte e  insieme, chiacchieriamo amabilmente delle imminenti vacanze, del freddo, e del sorriso del cameriere. Il Galateo questo lo impedirebbe, ma non si può avere tutto.

Questo, però, è tutto quello che posso al momento dire riguardo le nuove presentazioni (tralasciando altri casi imbarazzanti come il primo pranzo dai suoceri, la presentazione di vecchie ex del nostro attuale fidanzato – qui potrei aprire una parentesi infinita: come quella volta che non mangiai per tre giorni per essere magra e..lei non si presentò all’aperitivo o come quando riconobbi l’ex di un mio ragazzo (poi diventato ex) alla stazione perché.. lei mi passò avanti in biglietteria), ma le cose si complicano quando, per caso, incontriamo persone del nostro passato. Poco fa leggevo un bel libro (“Apocalisse a domicilio” di Matteo B. Bianchi, pubblicato da Marsilio) e c’è un passo molto rappresentativo, che calza a pennello sulla situazione che voglio raccontare: il protagonista incontra in treno un suo vecchio collega di lavoro con cui le cose si erano concluse in modo non troppo positivo. Freddo e gelo fra i due. Lo stesso che ho provato ieri sera quando, camminando per strada, ho intravisto sbucare in fondo alla strada (e avanzare svelta) una mia ex compagna di liceo che non vedevo da almeno dieci anni. Mentre lei mi si faceva più vicina (e riconoscevo la faccia tonda, il neo sul mento, i capelli legati sempre nello stesso modo e il trucco leggero, sbavato e frettoloso) mi sono domandata: che fare? Il Galateo imponeva di avvicinarmi, salutarla calorosamente (o almeno provarci), e poi tentare una conversazione fatta di convenevoli. Il Galateo e il blog mi imponevano questo, di dirle almeno ciao, ma io non ce l’ho fatta. L’ho fissata negli occhi, non ho fatto niente (ma nemmeno lei!) e poi mi sono voltata. A mia discolpa posso dire che non mi è mai stata simpatica. Alla fine, però, è finita così e, quando l’ho vista per la seconda volta in dieci minuti ripassare nello stesso punto (io aspettavo un’amica) sono entrata in un negozio di cd e ci sono rimasta per un bel pezzo. Non è stato il comportamento giusto, lo so, ma di meglio non posso (non voglio?) fare. La domanda quindi è: quanto siamo disposti a sacrificare di noi per mantere le buone maniere?

Pillole di Galateo:

Presentazioni.

Quando due persone non si conoscono vanno presentate (meglio non farlo però durante un funerale o una situazione di emergenza!). Le persone meno importanti si presentano a quelle più importanti, e poi gli uomini alle donne, i giovani agli anziani, i subalterni ai superiori. L’unico caso in cui si presenta una donna ad un uomo è nel caso in cui questo sia un religioso o un personaggio molto importante (e anche qui non ho capito il perché, benché da quasi un mese mi continui ad interrogare se le donne dovrebbero sentirsi offese o felici di tante attenzioni loro riservate esclusivamente per il sesso). Fino a 18 anni le ragazze sono presentate, poi gli uomini si presentano loro. Stesso discorso per i figli, che però vengono sempre presentati dai genitori (fino a quando questi non perdono la memoria, o confondono i nomi). Attenzione però, allarme rosso: quando ci viene presentato qualcuno non si deve mai dire “piacere” o “molto lieto”. Sono delle cose poco educate, sarebbe meglio rispondere con la formula di saluto più adatta all’orario, oppure con sorriso e stretta di mano (binomio mortale di cui presto mi occuperò, insieme alle espressioni migliori da usare in determinati casi). Quando ci si presenta da soli non si devono mai dire titoli onorifici, nobiliari o professionali (es. Avvocato Rossi, Conte Rossi, Cavaliere Rossi, ecc.). Quando si entra in un salotto (ma anche cucina, soggiorno, camera da letto (?), ecc.) si saluta prima la padrona di casa, quindi il padrone e poi gli ospiti che si conoscono. Per gli sconosciuti ci si rimette alla padrona di casa, che dovrò fare le presentazioni (e io che ho sempre pensato che fosse da cafoni comportarsi così!).

Insomma… le norme sono davvero tante, ma ho preferito segnalare quelle più importanti. Nonostante tutto, le presentazioni sono uno dei momenti cruciali della vita di un uomo. E’ il primo passo per conoscere una persona. E, in alcuni casi, per innamorarsi. Proprio come quando, tanti anni fa, incontrai per la prima volta Federico. Io non avevo neanche vent’anni e lui era bellissimo e sposato. Io ero “solo” fidanzata. Appena mi lasciai (dopo quasi tre anni) per prima cosa provai a cercarlo con una scusa. Lui stava divorziando, consumammo una breve storia d’amore. Non riuscivo a dimenticare il suo sguardo, la sua stretta di mano, la prima volta che l’avevo conosciuto.. Era tutto nato così, con un “Caterina ti presento Federico”. Ed era tutto finito con un sorriso, con un bacio veloce e la promessa (mai infranta) di non incontrarsi più..

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