Epopee Natalizie (parte 2)

Provate ad essere educati in una profumeria il 24 dicembre quando tutti (clienti, commessi, inservienti, avventori dell’ultima ora, alieni, ottantenni dall’odore di borotalco, bambini iperattivi, adolescenti emo, la vicina psicopatica, ecc.) sono sull’orlo di una crisi di nervi perché… devono comprare un regalo. E devono farlo subito, prima che sia troppo tardi, prima che il negozio chiuda (esploda?) e le campane risuonino per la città a ricordare a tutti che ci siamo, è quasi Natale, è ora di sedersi a tavola e rimpinzarsi (so che tutto ciò non è educato, ma se fossi perfetta non sarei mai stata costretta ad aprire questo blog!).
A chi non è mai capitato di trovarsi alla vigilia in un negozio stipato, arraffare la prima cosa decente, correre a farsela incartare al banchetto di mani tese, imbustarla e depositarla sotto l’albero con fare angelico? A chiunque, quindi sapete bene che è altamente improbabile riuscire a mantere la calma quando un formicolio di persone si muovono intorno a voi con frenesia e rumore (e voi intorno a loro, sia chiaro). E se siete convinti che essere educati in queste condizioni sia un’utopia, neppure volendo riuscirei a contraddirvi.

Stamattina, nell’ordine, entrando nella profumeria vicino casa ho violentemente desiderato: prendere a pugni la commessa che, quando ho provato a intercettare, ha sbuffato e si e’ dileguata non so in che dove, l’ottantenne che mi ha aggredito dicendo che dovevo smetterla di seguirla (?!?), l’adolescente che mi ha chiesto se secondo me questo profumo potesse essere adatto a sua madre (che mi abbia scambiato per una sua amica? per la commessa? per una coetanea della sua amata mamma? – in questo caso lo maledico in barba a tutto il bon ton dell’universo, ci sono cose su cui non è bene scherzare), il gruppo di adolescenti che mi è passato avanti alla cassa (anche se lo ha fatto in modo discreto), le ragazze che facevano i pacchettini e che per confezionare un bagnoschiuma ovale ci hanno messo quasi sette minuti. Eppure. Eppure non ho fatto niente di tutto questo. Ho sospirato, sottolineato con gentilezza la situazione di diffusa maleducazione, scosso la testa e continuato a cercare il regalo per Cecilia (non giudicate: ci sono regali così difficili da fare, che alla fine ci si riduce a prendere la prima schifezza dal colore fluorescente con un sacco di brillanti che capita a tiro).

Quando sono tornata a casa, duramente provata per le porzioni caloriche che queste feste mi stanno consegnado sull’addome (da tre giorni mangio esclusivamente cioccolata, cioccolatini, dolce al cioccolato, frutta immersa nel cioccolato, ecc.) e dal comportamento isterico che le persone tengono sotto Natale (sarà il freddo che fa liberare qualche allucinogeno naturale che i nostri ormoni conservano sotto pelle?) mi sono buttata sul letto. Di là, in salotto, gli ospiti chiacchieravano amabilmente. Il Galateo mi avrebbe consigliato di andare subito a salutare, di essere gentile e cose così. Il dubbio, però, è che a Natale non sia necessario diventare cortesi. In fondo, siamo già tutti più buoni..

Voi che ne dite?

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