Regole di Base

 

In vista del conto alla rovescia per l’ultimo giorno dell’anno (che inizierà domani, insieme alla preparazione di valigie per l’imminente partenza alla volta del Piemonte dove con alcuni amici trascorrerò il capodanno su una vetta sperduta a mangiare nocciole, cioccolato, nocciole, cioccolato), ho pensato bene di mettere a fuoco le regole generali (quelle base, insomma) per non sfigurare da nessuna parte. Che senso ha saper mangiare perfettamente in una tavola apparecchiata con 8 posate se fra un boccone e l’altro… ci si infila il dito nel naso?

Se vi state chiedendo come mi sia venuta in mente una cosa del genere è molto semplice: ieri sera, a cena a casa di alcuni conoscenti, con le immancabili compagne del liceo (che nel frattempo si sono trasformate in supplì con le unghie, come direbbero a Roma) ho assistito a una serie di comportamenti riprovevoli che potevano essere simpatici (simpatici? meglio ridicoli) ai tempi delle scuole elementari e medie, discutibili al liceo, adesso del tutto disgustosi.

Nel bel mezzo di un noiosissimo racconto del suo lavoro di commessa in un negozio di biancheria intima, Simona F. (che già al liceo non sopportavo, e che ho scoperto essere presente a questa rimpatriata solo all’ultimo minuto) ha iniziato a toccarsi i capelli e poi, avvicinandosi a me in prossimità del buffet, mi ha chiesto se poteva prendere un morso dalla mia tartina. Sono andata in confusione, non volevo comportarmi in modo cafone solo perché la detesto (è più forte di me, la trovo repellente) facendole notare che era una cosa da buzzurri (quale lei è fin dai tempi delle scuole), ma neppure creare tensione alla cena (dove c’era già abbastanza imbarazzo diffuso fra sorrisi e pacche sulle spalle, finta gioia per i successi altrui, ecc. ecc.). “Lì c’è un vassoio pieno” ho commentato finalmente a mezza bocca, e lei allora ha sbuffato. “Come sei ridiga” ha detto, e si è avventata sul vassoio di stagnola. Per fortuna non ci siamo più rivolte la parola per tutta la serata. Evito il proliferare di sciatteria, sigarette accese (nonostante una ragazza fosse incinta), schiamazzini e altre cose poco eleganti che mi hanno fatto riflettere sull’importanza delle regole di base, quelle che tutti dovrebbero obbligatoriamente conoscere e che partono da una base condivisa: quella che l’igiene personale e l’autocontrollo dovrebbero essere fondamentali. E’ inutile profumarsi e incipriarsi se non ci si lava (come insegna la storia, e la corte di Versailles), se non si cambia la biancheria intima ogni giorno, se i capelli non sono in ordine (i maschi dovrebbero portarli corti, le donne sempre in ordine con il colore che appaia appena fatto – facile a dirsi…) o le unghie troppo lunghe e sporche (attenzione: gli smalti appariscenti sono tutti considerati volgari, e non c’è moda che tenga). Attenzione anche ai peli (mostrarli è un segno di trasandatezza, quindi ceretta sia per le donne che per i maschi molto pelosi), al profumo che deve essere sempre discreto, e al fumo.

Di seguito un breve elenco che dovrebbe garantire cene di classe (e rimpatriate di ogni genere) più decenti di quella cui ieri sera sono stata costretta. La cigliegina sulla torta si è manifestata quando Federica B., che al liceo sognava di fare la scrittrice e con una laurea in lettere (filosofia? storia?) adesso fa l’insegnante precaria in una scuola media – e con cui ero in diretta competizione, mi si è avvicinata. “Sogni ancora di fare  la giornalista?” ha domandato, e io l’ho guardata interdetta. “Non abbatterti, è un mondo difficile, in cui arrivare è un casino” ha aggiunto, prima di raccontarmi la patetica storia di un suo vecchio amico (che non ricordo, devo aver bevuto troppo). “Veramente sono una freelance” ho commentato. “E dove scrivi?” ha chiesto subito lei, arrossendo. “Un importante giornale di moda” ho aggiunto, e me ne sono andata lasciandola impietrita davanti ai dolci alla panna.

 

Pillole di galateo. I no assoluti.

  • Farsi sfuggire rumori corporali, nel caso fare finta di nulla (gli altri, che comunque sono tenuti a far finta di nulla, potrebbero non essersene accorti)
  • Incrociare le braccia dietro la testa.
  • Rosicchiarsi le unghie (tantopiù usarle come stuzzicadenti!)
  • Toccarsi il naso (MAI infilarci le dita)
  • Toccarsi le orecchie (MAI infilarci le dita)
  • Sbadigliare, stirarsi o grattarsi quando qualcuno parla. Lo sbadiglio indica che ci stiamo annoiando e, anche quando la conversazione è davvero soporifera, evitarlo. Nel caso, coprire sempre la bocca con una mano.
  • Controllare il fazzoletto dopo essersi soffiati il naso
  • Reprimere lo starnuto (come si faceva un tempo). Si può starnutire, attutendo il rumore con un fazzoletto e subito dopo chiedendo scusa. Sconsigliato sottolineare l’evento con il consueto salute (espressione che non ho mai apprezzato.. salute che se ne va?)
  • Avvicinarsi troppo all’interlocutore con cui si parla (richio “doccia” e alito pestilenziale)
  • Chiedere assaggini, un sorso da un bicchiere, un tiro dalla sigaretta. (Disgustoso, non igenico, cafone).
  • Toccarsi continuamente i capelli (maleducato e poi tradisce insicurezza)
  • Bagnarsi le dita con la saliva per girare le pagine di un libro o di un giornale (disgustoso, soprattutto al bar quando i vecchietti leggono il giornale sbadando a ogni pagina e poi te lo porgono come se niente fosse)
  • Masticare chewing gum mentre si parla con qualcuno (e se siamo soli.. bocca chiusa).

 

Tutto chiaro?

4 pensieri su “Regole di Base

  1. direi che non fa una piega!! stamperò questo posto in formato mignon da portafoglio, in caso non mi ricordi qualcosa o sia in dubbio sul comportamento da adottare in certe situazioni!🙂
    però ora me lo devi svelare… dove lavori?!?!! non per la moda (se avrai notato io sono qui e la moda è da tutt’altra parte chissà dove)ma perchè anche io “scrivo” e vorrei saperne di più🙂
    se non hai voglia di farlo pubblicamente questa è la mia mail
    info@angolodizanzaska.tk

  2. Ciao Valentina, questo è il mio piccolo segreto (almeno per adesso). Spero che vorrai comprendere e poi il bon ton vieta categoricamente le domande dirette😉

  3. Ciao Caterina. Volevo farti i complimenti perché, in un mondo in cui la maleducazione regna sovrana, una giovane (presumo) come te è ancora convinta che il bon ton sia assolutamente necessario. Lo sono anch’io … nonostante non sia giovanissima, ma ero maniaca del galateo anche a vent’anni (mi sono letta sei volte Donna Letizia prima di sposarmi!).

    Riguardo alle tue “pillole”, mi fa piacere notare che, nonostante ci sia un consumo smodato del prodotto a tutte le età, il chewing gum sia ancora bandito in pubblico. Io insegno in un liceo e da sempre combatto contro i “ruminanti”; quando mi accorgo che qualcuno mastica il chewing gum lo avverto: la prima volta glielo faccio sputare immediatamente, la seconda glielo faccio direttamente ingoiare.
    Mi sembra basilare che non si mastichi durante le lezioni (o, cosa ben peggiore, durante un’interrogazione) eppure mi guardano come fossi un’aliena. Poi, guarda caso, noto che anche i genitori, durante i colloqui, masticano … e allora è chiaro: l’educazione va data prima di tutto in famiglia ed è perfettamente inutile che io detti una regola se poi gli altri colleghi non la fanno rispettare (ma sì, dai, che male fa una gomma?) e i genitori sono dei “ruminanti” anch’essi.

    Ciò vale, ovviamente, anche per tutte le altre regole del galateo.

  4. Grazie mille! Tutto è nato un po’ per scherzo, ma più passavano i giorni (e io mi sforzavo di essere mediamente educata – mica pretendo di essere la perfezione!), più mi rendevo conto che le persone maleducate sono tutte intorno a noi (quando non lo siamo noi stesse) e a volte, pur sforzandosi, è difficile non ricorrere a metodi “cafonal”.

    Per quanto riguarda la gomma da masticare.. andrebbe semplicemente bandita. Nel frattempo, io uso il metodo che più mi piace: se qualcuno rumina mentre mi parla mi volto e me ne vado. Non sempre è possibile, ma guardare le arcate dentali altrui non mi è mai sembrato troppo interessante..

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