Che bella giornata

Non so se ieri la Befana è arrivata a casa vostra. A casa mia non è venuta, neppure per portare il carbone. Per fortuna, però, anche quest’anno le vacanze natalizie sono finite (e io mi sono presa “solo” 2 kg da perdere): basta smancerie sotto l’albero, basta incontri con i parenti, basta festeggiare il nuovo anno, basta mangiare (e sì, fra poco inizia davvero la dieta!).. Da lunedì si ricomincia con il solito tran tran. Questi sono gli ultimi scampoli di vita natalizia e… non è (stata) vacanza senza un pomeriggio passato al cinema!

Dopo pranzo (e aver finito il mio libro sul risorgimento sardo, sapete che c’erano stati degli atti di cannibalismo sull’isola?), sono andata al cinema vicino casa: due sale e solo film estremamente “natalizi” (leggi: molto molto commerciali). Avevo in mente di vedermi spaparanzata fra pop con e orsetti gommosi (la dieta è in pausa) “Tron” con dei comodi occhialini in 3d, ma era tutto esaurito. Sì, avete capito bene: sono arrivata con dieci minuti d’anticipo e la sala era già piena.

Sono stata costretta (anche se, in fondo, non mi è dispiaciuto) a ripiegare su “Che bella giornata”. All’inizio ero un po’ titubante (un mio ex fidanzato era pugliese e, in modo più o meno diretto, ho subito sulla mia pelle che cosa vuol dire: non capire una parola di dialetto, non riuscire più a deglutire un boccone ed essere solo all’antipasto di un pranzo di matrimonio, essere “schiavizzata” a fare cinque caffè – non volevo rivivere quei momenti lontani e spesso imbarazzanti, es. lui che si incazza in fila al supermercato perché una vecchietta mezza sorda e mezza rintronata ci passa avanti con solo una busta di latte), poi però ho ceduto: ho dato sette euro alla ragazza (annoiatissima) dentro il botteghino, e sono entrata. La sala era.. strapiena. Mi sono seduta al mio posto, ho comprato pop con e orsetti gommosi dal ragazzo tutto addobbato che passeggiava fra le poltrone, mi sono messa comoda.

Il film è iniziato e… è stata una rivelazione! Avevo letto, qualche giorno fa, una critica positiva di Grasso e non so come dargli torto. Checco Zalone è lo stereotipo del meridionale ignorante, arrogante e allo stesso tempo dolce, che quando perde il cuore perde la testa, che abita (spesso) un mondo tutto suo e non guarda i confini (né le razze). Se Zalone (Checco-zalone, cioè che cozzarone, in barese vuol dire proprio che cafone, che burino, che coattone) è la somma di un sacco di brutti vizi e di cattive maniere (strilla, ha un abbigliamento al limite della decenza, porta grandi collanoni e petto villoso in vista, credo che usi del fondotinta o, quanto meno, del mascara, non parla in italiano correttamente, non conosce l’italiano correttamente, è spesso arrogante – come con il suo migliore amico, è maschilista ma non se ne rende conto (!), e altre amenità del genere), ha comunque un animo gentile. In fondo vive al confine fra la coattaggine e le buone maniere, cadendo una volte dall’una e una volta dall’altra parte. Ha un cuore dolce e gentile, e si comporta in modo disponibile (sessualmente interessato?) con una ragazza che gli chiede delle informazioni, ma allo stesso tempo urla, schiamazza, è approssimativo, va al bar durante il turno di lavoro, ruba una tela (e che tela! – non vi dico altro) per fare colpo su una donna, ha come massima “In Italia studiare non conta niente”, non sa mangiare e non sa stare a tavola. Eppure accoglie gli immigrati e non fa differenza di religione (se non per ironizzare sull’ignoranza e l’approssimazione generalizzata, es. “Voi siete dell’Islam?” per indicare un luogo geografico).

Checco Zalone è l’avamposto dell’italiano medio che non guarda avanti, per non guardare in dietro e sa che le buone maniere non servono a niente, se non dentro le mure domestiche, perché ha assorbito e macinato il credo paesano secondo cui si va avanti solo con la raccomandazione, solo con il parentame, solo facendo ricatti e pressione. Solo, cioè, con le cattive maniere.

4 pensieri su “Che bella giornata

  1. un bel film meglio del suo precedente! questo è più strutturato per lo meno e incentrato sulla sterotipizzazione e esasperazione dell’italiano e delle abitudini del nostro Paese. Unica pecca è che confonde palesemente il museo del Duomo con Brera.

  2. Devo dirti che, nonostante i pregiudizi, Zalone riesce sempre a cavarsela alla grande. Il film riesce a dosare in giuste dosi l’umorismo, il cinismo e l’ironia. Adesso non resta che aspettare Antonio “io sono la realtà, voi la fiction” Albanese.

  3. sono ottimista. albanese è una garanzia!
    invece sto sentendo critiche particolarmente dure su skyline (film che non mi ispira per niente).

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