A cena con il killer (parte 1)

A cena capita di fare brutti incontri. Possono essere il nuovo fidanzato di una nostra cara amica che non sa mangiare composto (e tiene i gomiti sul tavolo, e mastica a bocca aperta, e prende l’ultima fetta di salmone – dopo aver tenuto in ostaggio il piatto per tutto il pasto – senza neanche chiedere se qualcuno, per caso, la vuole), un vecchio compagno di scuola ritrovato per caso al bar che non sa gestire la conversazione (e mette in imbarazzo tutti, e fa domande indiscrete su quella cosa lì, proprio quella, di cui non vorremmo parlare), un parente che siamo costretti a vedere… in nome delle buone maniere (e degli obblighi famigliari).

Se ci penso, mi vengono in mente centinaia (milioni?) di momenti imbarazzanti in cui avrei volentieri fatto a meno di comportarmi in modo civile (per azzittire l’ospite petulante, sottolineare la sua mancanza di buona creanza, per imporre un mio pensiero in una conversazione bollente) o, più semplicemente, avrei preferito trovarmi altrove (poco importa se in Tibet, in Bretagna, nel bar all’angolo della strada). Eppure a volte siamo costretti, nostro malgrado, a sopportare situazioni che vorremmo tanto, ma tanto, evitare. Come ci si comporta allora?

Si fa buon viso a cattivo gioco. Si mette da parte l’orgoglio (il proprio punto di vista, la propria intelligenza) in favore del bene comune: far riuscire una cena o un pranzo dipende anche dalla capacità dell’ospitante di mettere in fila argomenti di conversazione che non irritino o escludano nessuno dei commensali. Come fare? Non è facile, ma esistono degli argomenti ottimi a salvare ogni situazione. Evitare politica e soldi, parlare di tutto quello che in modo più o meno diretto tocca la cultura o lo spettacolo (teatro, cinema, libri e musica), sforzarsi di trovare interessi comuni (nel caso di nuove conoscenze), sfoggiare quello che già si conosce (in caso di vecchie amicizie) e, se non si ha niente da dire, restare in silenzio. Meglio avvertire le mosche che volano, che avere le orecchie piene (e le bocche zeppe) di idiozie.

Perché vi ho parlato di tutto questo? Lo capirete domani, grazie al mio (ennesimo e surreale) incidente di percorso.

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