Gettare la spugna

Questi giorni sono stati un inferno. Non ho avuto il tempo né di scrivere, né di andare a gironzolare per i blog altrui, né, soprattutto, di esercitare le buone maniere. Quindi, vi prego, perdonatemi.

Non è facile pensare al galateo quando devi prendere un treno all’ultimo minuto, catapultarti da tutt’altra parte (leggi Perugia) per un incontro di lavoro, fingere di essere contenta di come ti vanno le cose (quando le cose ti vanno male o insomma, altrimenti sarebbe decisamente più abbordabile) e dire che sì, ti piacerebbe andare via da Roma perché Roma è grande e caotica, meglio una città come Perugia o come Rimini, che sono in grado di accoglierti e farti sentire a casa, quando in realtà preferiresti amputarti un mignolo che cambiare tutto (le amicizie, la casa, il bar vicino casa) un’altra volta.

Eppure in questi giorni caotici e infernali, in cui tutto sembrava che sarebbe cambiato (da giornalista di costume e di moda mi sarei riciclata in giornalista di cronaca – non male per una che a sei anni sognava di fare l’inviata di guerra, a undici di scrivere di vestiti e a venti di sposare un principe arabo), ho pensato che davvero è tutto un gioco di buone maniere. Perfino quando ho pensato (e ci ho pensato spesso negli ultimi tempi) di gettare la spugna.

Insomma, a chi interessano le buone maniere? A chi interessa sapere che non è educato chiedere a quella persona lì, quella che hai di fronte, quel pettegolezzo che sta tentando da ore di nascondere (e che scoprire ti farebbe guadagnare punti con la caporedattrice)? A chi interessa che sarebbe buona norma rispondere alle mail entro 5 ore dopo averle viste? A chi interessa che l’uomo dovrebbe continuare a pagare (e la donna, se proprio vuole, dovrebbe fare solo la mossa in nome di un’opportunità raggiunta che, però, non dovrebbe sempre avere il diritto di esercitare)?

In ogni caso, alla fine ci ho ripensato. Perché le buone maniere, in un mondo in cui è importante perfino se il colore della cintura è intonato a quello dei lacci delle scarpe, sono importanti. E questo l’ho realizzato durante il mio primo colloquio di lavoro dopo infiniti anni in cui il mio pellegrinare era solo quello dell’ape: da redazione a redazione, da tono stilistico ammiccante a tono stilistico sconfortato.
Perché questo colloquio di lavoro in una redazione grigia e buia nel centro di Perugia, con il capo dagli occhi azzurri e i radi capelli, mi ha illuminato (sia su quello che voglio fare, sia sull’importanza dell’essere cortesi).
“Gradisci un caffè?” domanda il capo, dopo le presentazioni, indicando una macchinetta grigia e brutta, sporca, lercia, maleodorante. E tu, benché hai già preso tre caffè per svegliarti e il viaggio di prima mattina sull’InterCity non sia stato il massimo, annuisci perché i turchi te lo insegnano (ma anche la bisnonna siciliana ha il suo peso): non bisogna mai rifiutare l’offerta di bibite e cibi quando si è ospiti.
Il capo che abbozza un sorriso, guardando sbilenco le tue nuove scarpine Prada (costo dell’operazione superiore a tutto quello che posso mettermi nei prossimi mesi, ma vedere il mio paio di decollete con doppio fiocchetto e gentile punta non ha prezzo… e poi erano a saldo!).
“Non l’avrei mai detto, sai?” commenta lui, porgendomi una bustina di zucchero. Io abbozzo un sorriso, ma qualcosa si è rotto.
Il ghiaccio, quello che mi faceva vedere solo un frustrato e sottopagato caporedattore di provincia (e a lui solo una strana, ben vestita, incompresa freelance migrante), si era improvvisamente sciolto. Ed era bastato un sorriso e accettare un caffè (da una macchinetta lercia, sporca, maleodorante, ecc.).

Ecco, che cosa sarebbe successo se avessi rifiutato? Cosa sarebbe capitato se, invece di assecondare la sua gentilezza, mi fossi rifugiata a riccio nei miei complessi igienici?
Non lo so.
Tanto, alla fine, niente sarebbe cambiato: sono troppo giovane per rinunciare ai miei sogni e andare a Perugia, a fare la cronista in una città dove fra Eurochocolate e altre bontà non riuscirei a restare a dieta che per più di qualche ora..

2 pensieri su “Gettare la spugna

  1. Noooooo e quindi te ne vai a Perugia proprio quando (come ho sentito ieri sera) apriranno un nuovo negozio di banana republic in via del corso???

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