L’epopea del qualunquismo (e du pilu)

Pilu non si dovrebbe dire. Dire pilu e’ come parcheggiare nei posti riservati a portatori di handicap: da vastasi. Eppure e’ il pilu (che, a quanto pare, e’ sempre più all’ordine del giorno) il protagonista del nuovo film di Albanese che, in questo tour de force al Cinema Reale, ho visto poche ore (minuti?) fa.
La storia di Cetto la Qualunque da Marina da Sopra, profonda Calabria, e’ l’epopea dell’arrogante malavitoso che cerca nella politica un riscatto (o, meglio, la tranquillità). I momenti cafoni sono molti (es. dopo quattro anni di latitanza Cetto torna al paese con una donna che lui chiama Cosa. La moglie non la prenderà bene), ma ridicoli se confrontati alla realtà perché Cetto ha una coscienza civica (manda il figlio in carcere al suo posto per non pregiudicare la sua vittoria politica perché sa che il suo paese ha bisogno delle sue promesse), un’anima generosa (promette mille euro per tutti i cittadini che lo voteranno), un ardimento ecologista (garantisce una guardia forestale per ogni albero) e dei valori (va in chiesa perché e’ il luogo adatto per fare proseliti, non ripudia la moglie perché gli salva le apparenze).

Cetto, per quanto ci piacerebbe, non e’ la realtà ma la fiction. Checche’ ne dica Albanese, lui sarebbe un passo avanti perché le promesse (a volte) sono meglio di niente. E la cafonaggine estrema di Cetto, con i suoi vestiti assurdi e sgargianti, i capelli di lacca e una moglie di leopardo e di ghepardo, e’ più intensamente sincera e tollerabile di quel bon ton mascherato che tutto oggi ammanta..

Giudizi:
Film **
Bon Ton 1/2 *
Cafonaggine *****

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