L’alimentazione dei malati

Zuppa, brodino, minestrone, the, zuppa, arancia, minestrone, mandarino, brodino (e di nascosco una scatola di biscotti). Con la febbre non è proprio il caso (per me) di far fuori una bella fiorentina al sangue, o un sarago al sale (anche se forse darebbero energie e proteine, meglio del brodo in dado).

In ogni caso, visto quello che ultimamente sto mettendo in tavola ho avuto un’illuminazione. Quante volte a una cena ci troviamo accanto a una persona che non sa stare mangiare senza metterci in imbarazzo? Quante volte non sappiamo come affrontare un piatto che abbiamo davanti e attendiamo che gli altri mangino prima di noi per poi.. imitarli?

Partendo da quello che da due giorni sto mangiado, ho pensato di stilare un particolare elenco di cosa si mangia nella malattia e di come va mangiato (cosa che, ovviamente, si deve fare in tutte le occasioni sociali). Per quanto possa sembrarvi assurdo il mio galateo di oggi (ne consulto diversi) dice proprio così..

Riporto quindi testualmente la parola a Roberta Bellinzaghi e al suo “Il Galateo” (Giunti Demetra). Le parentesi sono mie aggiunte, perdonate.

1. Il brodo e le vellutate (che per fortuna negli ultimi anni non vanno più di moda) si bevono direttamente dalle apposite tazze che si tengono per i due manici. Il cucchiaio vi servirà solo per amalgamare l’eventuale formaggio o, tutt’al più, per un assaggio. Ricordate sempre di non sbuffare come mantici se il brodo è bollente.

2. Le arance e i mandarini si prendono in mano e con il coltello se ne asporta la buccia quindi, di volta in volta, si dividono gli spicchi con le mani prima di portarli alla bocca.

Per quanto possa sembrarmi assurdo che qualcuno mi presenti una zuppa in una tazza in Italia (solitamente è prassi americana o anglosassone, nonché francese e tedesca), mi sono a lungo chiesta: come si fa quando è in un semplice piatto? La risposta è semplice: muovere il cucchiaio dall’esterno verso il centro del tavolo. Ed essere silenziosi.

Severamente vietato quindi infilare il cucchiaio al centro del piatto e muoverlo avanti e indietro pur di “pescare” qualcosa. Severamente vietato anche muoverlo dal centro all’esterno.

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