Il bon ton al ristorante (e al ristorante surreale)

E’ sabato sera. La gente esce. Anche i single escono. Cecilia mi è venuta a trovare dalla Toscana perché, come dice lei, è il caso di non passare in quarantena altro tempo ché tanto i cuori rotti non infettano nessuno.
Decidiamo di andare al cinema. Proviamo l’Adriano. Entriamo. Ci sono quattro casse e una fila che arriva sulla piazza. Ci mettiamo in coda, le persone sbucano da ogni dove, urlano, spingono, fanno le indifferenti quando ti passano avanti e tu provi a guardarle male perchP aggiungere altre spinta, grida e offese non è proprio il caso. Stasera è sabato per tutti.
Quando arriva il nostro turno sono le 20.33 (abbiamo passato 25 minuti in fila), i posti sono finiti per gli spettacoli delle 20.30, 20.50, 22.30, 22.40. Qualsiasi sala, per qualsiasi film, è stipata zeppa. Sconsolate annulliamo i nostri sogni di gloria (e di un qualsiasi film idiota da vedere) per una cena.

Ripieghiamo su una trattoria poco distante. Entriamo dentro e, magicamente, siamo negli anni sessanta. Un vecchietto (di 80, forse 90 anni) ci arranca vicino, sembriamo la sua salvezza. La sala è deserta, si respira odore di cavoli bolliti. “Due?” fa, con le dita l’uomo.
Noi annuiamo e sappiamo che ci aspetta una sconfitta. Quello che segue dopo (la chiacchierata sul senso della vita, sul senso dell’amore, sul senso del tradimento) è solo un contorno a quello che succede realmente: ordiniamo due piatti di pasta, divoriamo affamate il pane, dopo quaranta minuti arrivano due piattoni di pasta bianca con sopra del sugo all’amatriciana ammonticchiato come cupola, la cameriera (che a giudicare dalla fisionomia sembra la sosia, più giovane e rintronata, del padre) ci spiega come mangiarla (mescolate bene, eh), poi chiude a chiave l’entrata (una lunga vetrata coperta da delle tendine dove, ogni cinque/dieci minuti, sbircia inquieta) e scompare nella cucina.
A un certo punto, un uomo vestito d’arancione inizia a bussare. Bussa rumorosamente, fa una pausa, ritorna a bussare. Io e Cecilia facciamo finta di niente. Non è buona educazione, ma una semplice questione di sopravvivenza. L’uomo bussa ancora, la cameriera se ne accorge e si avvicina alla porta, sbircia fra le tendine, sbuffa. “N’anattimo” si lamenta. Poi va in cucina e torna, qualche istante dopo, trascinando lentamente, affaticata, rossa in volto, sotto sforzo, un enorme sacco rosso che striscia come una lumaca per la lunga sala piastrellata che il ristorante. E’ una scena surreale, comica, disgustosa perché nel sacco si intravedono bucce di patata, torsoli di mela, pezzi di carne e pasta anemica. Ci sfoziamo di non ridere, ma è impossibile.
Essere cafoni, a volte, è inevitabile.

Galateo in pillole. Al ristorante, regole base.
1. L’uomo precede sempre la donna quando si entra al ristorante (questo perché, un tempo, entrava nei ristoranti per assicurarsi che fossero adatti a una signora!).
2. Il cameriere accompagna al tavolo (vietato buttarsi di propria iniziativa sul primo tavolino libero che si intravede in sala!)
3. Alla donna spetta il posto migliore (quello rivolto verso la sala).
4. Un tempo le donne non si rivolgevano al cameriere direttamente per la scelta delle portate, ma era l’accompagnatore a parlare per loro. Questo (per fortuna) è stato superato, anche se alcuni uomini continuano a farlo e a molte donne piace lasciarglielo fare..
5. Quando si è ospiti di qualcuno attenzione: mai scegliere troppe portate, mai scegliere piatti troppo costosi ma nemmeno troppo economici. Una giusta, buona, metà strada.
6. Per attirare l’attenzione del cameriere fare semplicemente un cenno con il capo o con la mano.
7. Il conto lo dovrebbe pagare l’uomo, a meno che non sia stata la donna a fare l’invito. Tra ragazzi (o aspiranti tali) si da alla romana.
8. La mancia (del 5-10%) in Italia non è obbligatoria, ma consigliata.
9. Gli uomini si alzano per primi, aiutano le donne ad alzarsi e a indossare il soprabito; le seguono verso l’uscita.
10. Dal ristorante escono prima gli uomini che devono tenere la porta alle signore.

Galateo in pillole. Il comportamento al ristorante surreale in 5 punti.
1. Mai chiedere ad un cameriere sordo di ripetere qualcosa che ha detto (non capirebbe mai cosa volete esattamente, e ricomincerebbe dall’inizio).
2. Mai domandarsi cosa state mangiando, se non riuscite a riconoscerlo né con la prova dell’olfatto né con quella della vista.
3. Evitare l’utilizzo del bagno. Potrebbe pregiudicare il pasto.
4. Se le posate sono sporche, pulirle con discrezione.
5. Se la cameriera vi passa accanto trascinando un gigantesco, pesante, mostruoso sacco rosso zeppo di “umido” fare di tutto per trattenere le risate, ma se non ci riuscite.. cedere! cedere! cedere! Non sarà una prova di bon ton, ma sono queste le cose che rendono i pranzi memorabili..

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