Il galateo (mancato) alla stazione

Stamattina sono stata a Ostia. Sole, mare, un trancio di pizza sulla spiaggia, qualche cane che senza guinzaglio rincorreva i gabbiani sulla battigia, una nuvola, un po’ di urla burine da un gruppo di trentenni tatuati, con ombrellone e teglie di lasagne. Niente di insopportabile, comunque. E niente di intollerabilmente cafone, perché a volte bisogna anche valutare il “carattere autoctono”. Ma di questo (forse) parleremo poi.

Quello che voglio raccontare e’ quello che mi e’ successo nel primo pomeriggio. Arrivo a Termini: scendo dal treno, di fronte c’e’ un frecciarossa che sta per partire. Una donna e’ seduta sulla panchina, e’ distratta, poi si alza e corre verso il treno. Le porte sono chiuse, sta per mettersi in movimento. “Nooooo” urla. “Noooooooo” grida, prendendo a pugni i vagone. “Devo partire” si lamenta, “Devo” urla ma il treno ormai sta per partire, la donna piange, si accascia.

E io resto li, maleducata e cafona, ignorandola. Nella borsa ho ancora sabbia e un pezzo di pizza, il sole di oggi sulle guance, e me ne torno a casa mentre la donna corre per tutto il binario, in lacrime.

2 pensieri su “Il galateo (mancato) alla stazione

    1. perché ho visto che si disperava e non ho fatto nulla, neanche le ho chiesto se aveva bisogno d’aiuto… (e, lo ammetto, mi è scappato un mezzo sorriso)

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