Il Galateo di Contessa Clara (parte I)

Per lavoro (e non solo, oramai) mi sono imbattuta in un Galateo degli anni Cinquanta. A scriverlo è stata quel mito di eleganza e stile che era Irene Brin, tanto amante di pseudonimi e mascheramenti, da annullare il confine fra realtà e finzione. Le voci che riporto rimandano a un clima di armonia e di eleganza, sono ironici nel modo in cui Irene Brin era, divertenti. Imperdibili. Ho deciso di pubblicare quelle che mi sono piaciute di più (domani tutto quello di fondamentale che si deve sapere sulla vita di una donna). Spero che anche per voi sarà un piacere leggere queste perle di eleganza (che nei prossimi post proverò… “ad aggiornare!”).

FURBI Se evidenti, sgradevoli. Se prudenti, pericolosi.

GOMITI A tavola, tenete i gomiti stretti al corpo. Se siete anglosassoni, tenete le mani in grembo appena potete: tutte e due negli intervalli, ed almeno una quando, con il cucchiaio, mangiate la minestra. Se siete latini, tenetele sempre sul lavoro, leggermente appoggiate all’orlo. Ma i gomiti non poseranno mai sul legno, non si staccheranno mai dal torace.

LAVADITA Generalmente d’argento o di peltro, ma piacevole anche di cristallo, viene portato in tavola al momento del dessert e va collocato a sinistra del piatto in cui, appunto, si mangeranno frutta o dolci. Tuttavia se si servono crostacei e se si considera che molti adorano mangiare con le mani certi gamberi, allora il lavadita va offerto subito dopo quest’operazione di cannibalesca apparenza. Si può benissimo adoprare il lavadita come coppa per fiori: basso, largo, è ideale per tenere in fresco, poniamo, le violette. Ma non si ammette che serva ad offrire una macedonia di frutta o di crema: soltanto se in vetro avrà la nostra indulgenza, perché così lavabile, perché di così controllabile pulizia.

MADRI «On formerait, ma chère enfant, une autre grande amitié de tous les sentiments que je vous cache»: così scriveva a sua figlia madame de Sévigné, e può esser la miglior lezione per le madri che parlano troppo, o per le figlie che non capiscono abbastanza.

MENTO Se doppio, avvilisce tanto l’uomo quanto la donna che possono, comunque, cercare di abolirlo così: ungete largamente la pelle; sdraiatevi sul letto, con il cuscino sotto le spalle e la testa bassa; spostate venti volte la testa da destra a sinistra e viceversa; sporgete in fuori il mento in modo che i denti inferiori sporgano su quelli superiori; aprite e chiudete la bocca venti volte, lasciando la mascella pendere e rialzandola. Riposatevi, rialzatevi, e percuotete rapidamente tutta la linea mascellare con il dorso delle mani… Francamente, non credo che un solo uomo seguirà questo consiglio, e dedico quelli successivi unicamente alle donne. Se il vostro doppio mento è davvero considerevole usate, quando siete sola in casa, la mentoniera di gomma (o una vecchia calza di cotone!). E per il trucco: la cipria bianca mette in evidenza un mento sfuggente; la cipria scura diminuisce un mento sporgente; il doppio mento richiede un’incipriatura particolare, che, stendendosi da un orecchio all’altro, ben scura, abbia il risultato di «tagliarlo».

CONTESSA CLARA, GALATEO (Roma, Colombo 1953)

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