Il Galateo di Contessa Clara (parte II)

E per continuare…

LEI E TU Io sono favorevole, generalmente, al «Lei» invece del «Tu», ogni volta che convenga serbar giuste distanze. Il «Lei» del dittatore fanciullesco può aver le sfumature di deferenza verso i suoi subalterni con capelli grigi, e di autorità con i subalterni dai capelli neri. «Lei», ed una macchina modesta ed un corredo grigio. Il padrone cadetto non tenti neppure di stabilire i contatti personali, esuberanti, del banchetto sociale, della gita collettiva. Non sia testimone alle nozze, né padrino ai battesimi. Mandi doni immutabili, in denaro ovviamente. Testimoni il suo interesse con attenzioni impersonali, la visita di uno specialista agli infermi, la vacanza pagata ai convalescenti, i corredi identici ai neonati. Scapolo, non si faccia fotografare al night-club con la Bellissima di passaggio. Ammogliato, non ostenti le pellicce e i diamanti della moglie anche se – soprattutto se – la dote o le parentele della moglie gli valgono la sua fortuna. Non partecipi a gare automobilistiche. Non abbia un aereo privato. Abiti in albergo, tenga la famiglia in campagna, viva insomma come l’eremita-miliardario cui ci stiamo abituando.

MENTIRE «J’aimais Paris, où je me suis fait tant de mal, parce que j’y avais moins besoin d’y mentir qu’ailleurs». Questa frase di Maurice Sach può rappresentare la chiave per molti segreti. Le ragazze che scrivono: «Adoro Gaetano, sono bella, giovane, ricca, colta, ma lui mi preferisce una cinquantenne grassa, povera, ignorante e brutta», si convincano che con ogni probabilità la cinquantenne non possiede arti magiche. Soltanto, quando è con lei Gaetano si sente amato, compreso, compatito, qual è. Non è costretto a mentire come lo sarebbe con la vezzosa giovinetta: ostenta anzi i suoi difetti, si libera delle sue repressioni. Ogni donna veramente innamorata dovrebbe saper dare al suo uomo il diritto della verità.

GIOVENTÙ Come sono noiosi i giovani, anzi, i più-gio vani-di-noi: non sembrano mai immaginare che invecchieranno, che passeranno per stadi successivi fino a raggiungerci nel nostro limbo. Convinti del loro buon diritto, i giovani ménages deprecheranno i doni ricevuti per le nozze, gli esempi ricevuti per tradizione e, insomma, quasi tutto. Sarebbe inutile serbar rancore, meditar vendetta, e consoliamoci pensando che anche i giovanissimi sono maggiori a qualcuno: e c’è, quindi, qualcuno che li disprezza e compiange.

MATRIMONIO Spero di non irritare le mie lettrici e di inorgoglire i miei lettori quando dirò che, per la donna, il matrimonio simboleggia il vero, grande, unico, successo. Anche se le tredicenni mi confidano: «Voglio dedicarmi all’astronomia, e non mi sposerò mai», anche se le sessantenni stridono: «Come sono contenta di non essermi ancora sposata!» io so che mentono. E non solo le nubili vogliono sposarsi, ma le vedove, le divorziate, le divorziande. Quelle che mi espongono i loro drammi presenti di gelosia e di percosse e di brutture, buttano lì anche una speranza, giustificabile, certo, ma curiosamente espressa: «Vorrei tanto rifarmi una vita, ottenendo l’annullamento per sposare un uomo veramente degno di me». Quelle che si accontenterebbero di sapere da me come accostare il loro quindicenne compagno di scuola, non vogliono chiedergli componimenti in regalo, ma formale impegno matrimoniale. Considero commovente questo fervore femminile, antichissimo, probabilmente istintivo: ma, come so che duecento Indignate mi scriveranno protestando («Figuriamoci! Matrimonio, io! Meglio la morte! I tempi sono cambiati!»), così so anche che la massa delle donne rifiuta di considerare seriamente il proprio problema. Se ciascuna, infatti, ammettesse onestamente di desiderare il matrimonio, si potrebbe preparare con maggior serietà alla sua vera carriera. Intanto, serbandosi saggia, casta, pulita; poi imparando cucina, economia domestica, rammendo; infine scegliendo una carriera conciliabile con il matrimonio perché evidentemente una hostess in attività di servizio o una giovane diva dal seno sporgente non costituiscono le mogli ideali: adorabili, rispettabili, quel che volete, ma non facilmente coniugabili. Insomma, l’addetto d’ambasciata che vuol diventare ambasciatore studia lingue e si comporta seriamente. La ragazza che decidesse, lucida e serena, di volersi sposare, dovrebbe comportarsi seriamente e studiare gli uomini: diventerebbe una moglie felice.

MODERAZIONE Assoluta, generalmente, continua. Moderate la cortesia e l’insolenza; la preparazione ed il capriccio; il trucco ed il non trucco. Moderate perfino la bontà, non diminuendola, ma mascherandola, per non offendere, con l’evidenza della superiorità vostra, la triste inferiorità altrui.

CONTESSA CLARA, GALATEO (Roma, Colombo 1953)

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