Il Galateo alla Fiera del Disco

All’improvviso venerdì pomeriggio il telefono ha squillato. E poi sono seguiti movimenti frenetici e imprevedibili: il mio piccolo borsone si è riempito (un vestito elegante, un paio di jeans, due magliette, due paia di scarpe), ho spento tutte le luci e sono corsa per le scale. In piazza Sonnino ho preso un taxi al volo, sono fuggita a termini, e dopo aver fatto il biblietto… sono salita sul treno!

La destinazione era Genova e la proposta arrivava da un giornale di musica: vuoi andare alla fiera dei dischi e fare un breve (e mal pagato) reportage per noi?
Il giornalista che se ne doveva occupare è malato, e così non ci ho penso due volte anche perché a Genova non ci andavo da anni (così tanti che non riesco neppure a ricordare quanti), ed è una città che mi ha sempre affascinato molto (come tutte le città di porto, dove le storie e le razze e i cibi si intrecciano, e non c’è niente di certo, neppure il tempo).

Dopo un viaggio lungo e tranquillo, sono finalmente arrivata. E ad aspettarmi c’era una città che non mi ricordavo affatto (e questa volta è colpa proprio degli anni, e della mia scarsa memoria): i vicoli meravigliosi che sono un labirinto di facce e di vite, la focca genovece buonissima (anche se, lo ammetto, io preferisco quella di Recco!), e poi… trofie al pesto con fagiolini e patate! Insomma, se doveva essere una dieta quella iniziata qualche settimana fa ora dovrei ribattezzarla poco carinamente “un ingrasso”.

Sono stati dei giorni bellissimi, ho visto la fiera e ho scoperto una città strana (nonostante ipad e cartina non ho ancora capito la topografia), forse più multiculturale di Roma, a volte pericolosa (a un certo punto ero convinta che un uomo mi seguisse, e ho iniziato a correre: lo so, è pura paranoia!). Mi sono divertita (e anche stancata, ma adesso dal mio divanuccio di casa riprendo le forze perché… domani si ricomincia!) e ne ho tratto anche un breve galateo “per appassionati”.

Il Galateo alla fiera dei dischi
1. Non sgomitate: se qualcuno sta consultando prima di voi un dato reparto.. non scavalcatelo, non sbuffate, non commentate. Insomma, aspettate il vostro turno e (anche se avete fretta) non fate di tutto per accorciare i tempi.
2. Non urlate da un capo all’altro della sala “Amore guarda che ho trovato! Corri!” e “Ma che ficata!” e altre cose del genere. Consiglio da tenere sempre presente, più che mai in ambienti ristretti e condivisi. Quindi… non gridate!
3. Contrattare sul prezzo è una pratica sconsigliata. Diventa accettabile solo se l’oggetto in questione è visibilmente danneggiato o potrebbe non funzionare a dovere (es. un graffio). In ogni caso, mantenere un tono educato, non alzare la voce e non ineggiare una di quelle battaglie all’ultimo centesimo spesso patetiche. Meglio spendere un euro in più (o rinunciare) che mostrarsi con gli amici come spilorci, e rovinarsi la giornata in una discussione così inutile.
4. Non fate confusione nella disposizione di vinili, dvd e cd in ordine alfabetico e cercate di non toccare tutto quello che vi capita a tiro (come cimeli e oggetti vari) . Insomma, provate ad avere un po’ di rispetto.
5. Non insistete se il venditore vi dice che non ha nessun disco di Pinco o nessun vinile di Pallo. E non commentate con sgradevoli frasi come “Ma allora che ci vieni a fare qui?” oppure “Non hai proprio nulla!”. Vi piacerebbe essere insultati da uno sconosciuto? E voi… con che diritto (tranne quello di essere degli arroganti presuntuosi) vi permettete di offendere?

E… se accompagnate il fidanzato (quante ragazze c’erano a seguito di giovani con barba lunga, tshirt e sigaretta fra le labbra? decine): meglio isolarsi, leggere il giornale e mantenere un contegnoso distacco che sbuffare, recriminare, impegnarsi in telefonate a voce alta o a scambi furiosi di sms al fianco del fidanzato. Intralciate gli altri visitatori/compratori e date prova di scarsa educazione. A volte, come si suol dire, è meglio “scomparire”.

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