Un acquisto (mal) riuscito..

Cecilia: Allora sabato sera andiamo da Marta?
Io: Dobbiamo?
C: Lei è venuta da me e ti ha dato una mano dopo che Dav… Hai capito. Quindi direi di sì.

Sbuffo. Marta non mi è mai stata simpatica. Non la sopporto dai tempi delle medie, quando eravamo in classe insieme e lei già aveva il bancomat (non chiedetemi come facesse, io so solo che nel portafogli aveva una carta di credito tutta sua che non perdeva occasione di tirar fuori nelle occasioni più improbabili, come durante l’ora di educazione fisica o nel bel mezzo del compito di matematica).

C: Tu che ti metti?
Io (sempre più contrariata): Non ho ancora deciso.
C: Mi accompagni a prendere una borsa che ho visto in centro?

Cedo. Ci accordiamo e ci troviamo all’ingresso di Via Condotti. Andiamo al negozio dove C ha visto il suo oggetto del desiderio. E, in effetti, la borsa è lì. In vetrina. C. è su di giri, entra spavalda, se la fa prendere e inizia a provarla davanti allo specchio (non chiedetemi di descrivere le pose che C. fa, mi sentirei ancora più ridicola).
Dopo qualche minuto, una commessa si avvicina. “Signorina, forse la mia collega non glielo ha detto ma…” si ferma, ha dei grandi occhi azzurri e un dente appena scheggiato. “Questa borsa è prenotata”.
C. non fa una piega. “Non importa, me ne dia un’altra stesso modello e stesso colore” dice.
“Il problema è che non ne abbiamo altre” dice la commessa, poi allunga la mano e prende la borsa. “Mi dispiace” dice, con un sorriso appena accennato. E’ evidente che non le interessi per nulla, e devo dire che neanche a me questa cosa tocchi più di tanto. Eppure, C. diventa paonazza. “E voi esponete le borse che avete già venduto in vetrina?” sbotta. Ha la voce alta, un paio di clienti con i capelli biondi e lisci si girano verso di noi. “Mi dispiace ma questo è inaccettabile” aggiunge e poi pretende di parlare con il direttore del negozio. Quello che segue ve lo risparmio, ma vi dico che è stato davvero molto (molto) imbarazzante.

Il negozio ha sbagliato, ma C. e la sua parte isterica mi hanno fatto sentire veramente una persona cafona e scortese.
A volte capita di essere obbligati a recitare una parte che non ci appartiene, di trovarci appiccicati addosso dei copioni sgradevoli e inaspettati. E in quei momenti… basta chiudere gli occhi, provare opporsi, sperare che tutto finisca presto. E poi, nel particolare, mica la potevo mollare lì, da sola, mentre inviperita pretendeva che quella (costosissima e neppure troppo bella) borsa le venisse venduta… Che amica sarei stata?

A volte non è poi così importante essere l’amica educata.
A volte basta essere un’amica e basta.

5 pensieri su “Un acquisto (mal) riuscito..

  1. In queste situazioni così imbarazzanti sembra sempre di essere i protagonisti, anche se invece siamo solo spettatori. Però mettono così a disagio che si avverte la voglia di scappare…
    Ma credo che tu abbia fatto bene a non lasciare sola la tua amica. Magari, a freddo, potresti provare a spiegarle come ti sei sentita…

  2. Concordo sul fatto che non sarebbe stato il caso di lasciare la tua amica là da sola. Però, effettivamente, aveva ragione. Di solito si usa mettere un cartello “venduto” sull’oggetto in vetrina. Anche a me è capitata una cosa simile ma l’articolo in questione non m’interessava più che tanto quindi non ho fatto una piega, anche se ho consigliato di metterci un cartello.

    Una sola volta mi è successo di perdere la pazienza, anche se non sono andata in escandescenze. Dovevo fare un regalo a mia mamma e da Swarovski avevo visto una parure, collana e orecchini, in vetrina ad un prezzo davvero conveniente. Entro in negozio e la commessa m’informa che il prezzo era riferito alla sola collana perché quello degli orecchini era caduto. Vado a vedere nel retro della vetrina e non vedo alcun cartellino caduto. Allora cerco di far valere i miei diritti, ovvero pagare la parure al prezzo esposto. La commessa tergiversa, dice che avrei questo diritto solo se il prezzo fosse sbagliato, ma il cartellino è caduto, quindi … quindi un bel niente, le faccio notare che del cartellino non c’era nemmeno l’ombra. Poi la commessa mi dice che può chiedere al capo di farmi uno sconto, ma la proposta mi fa ancora più rabbia. Alla fine l’ho mandata silenziosamente al diavolo e mi sono riproposta di non mettere più piede in quel negozio (infatti il regalo l’ho poi acquistato fuori città).

    Io capisco che da clienti bisogna essere gentili e rispettare il lavoro delle commesse che qualche volta non hanno colpe. Ma credo che sia fondamentale essere rispettati come clienti anche perché chi sa fare il proprio lavoro non perde i clienti. Ma d’altra parte ad una commessa che importa? Il problema è proprio che spesso, non potendo essere presenti in negozio, i proprietari si affidano a persone incompetenti e per nulla “innamorate” del proprio lavoro.

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