In libreria (e nella mia borsa)

Keep Calm

Ci siamo! Oggi esce in libreria il mio galateo. Il titolo, come si confà al 2015, è decisamente moderno: Keep Calm e smetti di fare il cafone. L’editore è Newton Compton Editore

Sulle tracce di Donna Letizia e di Irene Brin, guardando però ai tempi moderni, ho cercato di fare una sintesi di quello che è bene e non è bene fare, cercando di spiegare perché è meglio preferire un comportamento che un altro.

Ci sono infatti delle “buone maniere” che ormai sono in disuso, e altri comportamenti che richiedono di essere aggiornati. In fondo, in tempi di web, amanti, coppie che scoppiano e che si rimettono insieme, viaggi internazionali e paesi multirazziali, è bene aggiornare le proprie maniere per evitare di scegliere la strada più semplice… Quella di diventare un supercafone!

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Buona lettura!

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Le buone maniere… al sushi

Sono stata a pranzo con una mia amica al sushi vicino casa. E’ un posto carino, gestito da cinesi con un simpatico cuoco giapponese. Il sushi è buono e c’è silenzio. Mentre mangiavamo, e rispettivamente ci lamentavamo della nostra vita da single e dei pessimi uomini in circolazione (le ho raccontato del terrificante appuntamento al buio), ci siamo chieste (fra l’altro) se esiste un galateo per mangiare al ristorante giapponese.
Lei ha vissuto sei mesi a Tokyo e mi ha raccontato che in Giappone i rituali sono sacrosanti e numerosi, eppure non c’è niente che riguarda in modo specifico il sushi, forse perché viene considerato un semplice cibo di consumo fin dalle sue origini.

Facendo ricerche ho scoperto che effettivamente non ci sono regole precise e universali per consumare il sushi (c’è chi lo mangia con le mani, chi con le bacchette.. qualcuno addirittura con le posate), ma sarebbe meglio seguire con attenzione dei semplici accorgimenti (non arrivando a ossessionarsi – almeno a mio avviso, anche perché siamo in Italia e non in Giappone – per seguire le complesse e tradizionali procedure nipponiche).

Pillole di Galateo. Il sushi.
1. Le bacchette. Si usano esclusivamente quelle. (Se il ristorante è di buon livello dovrebbe fornirvi delle belle bacchette – è un mio atto maleducato che non riesco a correggere ma… io richiedo sempre quelle usa e getta).
2. Non versare la salsa di soia direttamente sul riso. Versarla in una coppetta e poi immergerci il riso (o il sushi, o il sushimi, o quello che avete ordinato) dentro.
3. Non passare il cibo da bacchetta a bacchetta. Il boccone si mette sul piatto e poi si prende con le altre bacchette. (Questo perché il modo standard di seppellire i morti in Giappone è la cremazione e dopo la combustione è tradizione che tutti i membri del nucleo familiare del defunto cerchino accuratamente tra le ceneri per separare i resti delle ossa carbonizzate dal resto della materia facendoli passare da un paio di bacchette a un altro).
4. Non lasciare il riso nella coppetta (risulta irrispettoso, tutti gli sprechi in Giappone sono guardati con sospetto e avversione).
5. Non infilare le bacchette nella ciotola e lasciarle sporgere. In Giappone è usanza lasciare sulle tombe delle ciotole di riso con le bacchette che sporgono. Fare un gesto del genere al ristorante è di cattivo augurio.
5bis. (da tenere presente se siete a tavola con un giapponese) Versate da bere a tutti, e poi lasciate la bottiglia sul tavolo. Il giapponese, o comunque qualche altro commensale, dovrebbe prendere l’occasione al volo e riempire il vostro bicchiere.

L’unico vero e fondamentale paletto è quello che ha dato il ministero: per motivi sanitari la legge (Regolamento europeo 853/2004) prevede che i pesci consumati crudi debbano essere lasciati nel congelatore per almeno 24 ore a meno 20 gradi. Il congelamento, così come il calore della cottura, uccide i parassiti, in particolare l’Anisakis.

Appuntamenti al buio (parte 2)

Da due giorni non penso che a quest’idea trita e ritrita: un galateo per primi appuntamenti e per appuntamenti al buio. Certo, non sarà qualcosa di definitivo, ma a quanti è capitato di trovarsi in un tet-a-tet disastroso e scervellarvi per trovare una scusa decente per svignarsela? Quanti hanno meditato il suicidio fra l’antipasto e il primo pensando a tutto il pasto da condividere, ancora, da soli?

Io ricordo che una volta, parecchi anni fa, ero uscita con un tizio davvero tremendo. Non faceva altro che parlare di suo padre. “Mio padre ha comprato una casa lì” e “Mio padre è molto amico di tizio”. Tutte cose così. Per una sera intera. E dire che quando ci eravamo conosciuti, a casa di alcuni amici, mi era sembrato simpatico. A un certo punto – lo ammetto, non ero molto avvezza alle buone maniere – non riuscivo a sopportare oltre e così ho smesso di mangiare e l’ho guardato fisso negli occhi. “Devo andare” ho detto, e sono andata via mollandolo da solo.

In ogni caso, per oggi…

Galateo per primi appuntamenti.
1. Mai parlare delle proprie ex.
2. Mai parlare ossessivamente di qualcosa o monopolizzare la discussione.
3. Ascoltare l’altro e, nel caso, fingersi interessati (ma farlo con discrezione).
4. Mai fare domande che potrebbero mettere in imbarazzo l’altro (es. sei vergine? quanto guadagni al mese? quanti ex hai avuto? perché sei sola?). In ogni caso, evitare sempre le domande troppo dirette.
5. Provare a mettere a proprio agio l’altro, casomai iniziando a chiacchierare davvero del più e del meno. Le banalità sono un ottimo primo spunto di conversazione.
5 bis. Raccontare di sé ma non in modo dettagliato (es. evitare di sforzarsi per ricordare il nome di battesimo della quinta fidanzata che abbiamo avuto all’università), tralasciare gli episodi troppo personali e sorridere. Sorridere sempre.

Appuntamenti al buio (parte 1)

Credete che possa esistere un galateo per gli appuntamenti al buio? Sinceramente non lo so, ma posso dirvi che la mia fresca esperienza da single mi sta portando a elaborare una specie di vademecum su quello che è bene dire, che è meglio evitare e che è assolutamente vietato anche solo pensare.

In queste settimane ho avuto la fortuna (o meglio, la sfortuna nera e tragica) di essere coinvolta in diversi incontri (più o meno) casuali con uomini (più o meno) incasinati, innamorati delle ex mogli, in lotta per avere il proprio figlio o semplicemente per non perdere l’amatissima televisione dagli infiniti pollici.

L’ultimo di questi è avvenuto ieri sera.
Casa di amici. Cena da dimenticare (tutto troppo unto e troppo aglioso, una tragedia per la mia digestione – anche se i complimenti sono stati fatti, la bottiglia di vino bianco è stata portata e tutto il pasto è stato consumato con un sorrisino entusiasta). Lui è Matteo, 42 anni, dirigente di banca, occhi azzurri e capelli castani. Alto, carino. Io sono io, non c’è altro da dire.

Ci presentiamo, iniziamo a parlare (gli amici pasticcioni con la scusa – neanche troppo scusa – che non sanno cucinare se ne vanno in cucina e ci restano per quasi venti minuti). Lui attacca subito a raccontarmi dell’ex moglie, 26 anni, modella per capelli (?) e laureanda in storia dell’arte. Hanno due figli gemelli, la moglie se ne è andata in Germania, a Berlino, e lui si prende cura dei figli. Non ha un momento libero.
Penso che sia un incubo, ma lui parla solo ed esclusivamente della “mia signora” (cito), dei bambini, del fatto che la casa è sua e la sta arredando su misura dei piccolini che faranno due anni il mese prossimo.
E io, mentre lui parla, non so come comportarmi: fargli notare che questo, per quando ci illudiamo che non lo sia, è proprio un appuntamento al buio? Evidenziare che non si chiede agli amici di conoscere delle ragazze se si pensa sempre alla propria (ex)moglie? Annuire pacificamente e interessarmi a lui?

Ho scelto evidentemente l’ultima. Gli ho fatto delle domande gentili, sono stata a sentire mentre si sfogava, (l’ho maledetto mentalmente – mica è essere scortesi voler strozzare solo con il pensiero una persona!), ho cercato di trovare qualcosa di positivo e.. non ci sono riuscita. Perché era tutto troppo triste per riuscire a essere ottimisti.

Quando sono tornata a casa, stanca e fradicia, ho acceso la televisione. Non c’era niente di decente, ma almeno non ho pensato al mio ennesimo appuntamento andato male e a come sarebbe molto più semplice se ci fossero delle regole…